Pari o dispare

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Si è costituito a Roma un nuovo strumento contro le discriminazioni di genere, il Comitato Pari o Dispare, presieduto da Fiorella Kostoris e con presidenza onoraria di Emma Bonino

Nel suo intervento di saluto Emma Bonino, nel sottolineare una delle principali finalità del Comitato - la lotta contro gli stereotipi diffusi dai media - ha denunciato la gratuità invasiva di modelli tradizionali divulgati dalla televisione pubblica e privata e ha sintetizzato in tre voci – più soldi, più presa di parola, più fiducia nella possibilità di cambiare gli scenari politici e culturali – la formula per far avanzare il Paese e adeguarlo agli indirizzi del Parlamento europeo.

In esordio, il Comitato, intenzionato ad affermare le pari opportunità di lavoro e di carriera anche tramite la premiazione e la divulgazione delle buone prassi e la denuncia e l’osteggiamento delle cattive, ha assegnato il suo primo premio - un euro di cioccolata - all’on. Susanna Cenni, ex assessora alle pari opportunità della Regione Toscana per la “buona pratica” della Legge n. 16 (2 aprile 2009), finalizzata a “rimuovere ogni ostacolo che si frappone al raggiungimento di una piena parità di genere nella vita sociale, culturale ed economica.”

La Legge n. 16 prevede idonei strumenti di supporto; istituisce un’apposita banca dati dei saperi delle donne; obbliga la Giunta regionale a redigere un bilancio di genere che valuti “il diverso impatto prodotto sulle donne e sugli uomini dalle politiche di bilancio e dalla ridistribuzione delle risorse in termini di denaro, servizi, tempo e lavoro sociale e domestico”.
Inoltre, la Regione Toscana ha deliberato (settembre 2009), lo stanziamento “delle risorse necessarie all’attuazione del piano regionale per la cittadinanza di genere 2009-2010 ammontanti a € 1.768.080,00 per ciascun anno di vigenza dello stesso”.
L’encomiabile iniziativa è stata perciò portata ad esempio dal Comitato che intende divulgarla nelle altre Regioni e farne un terreno di preciso impegno per le sue aderenti, firmatarie del Piano sulla cittadinanza di genere che “sollecita il Governo e il Parlamento ad adottare la valutazione di impatto di genere nelle principali leggi dello Stato, in primo luogo nella Finanziaria.”

Alle “cattive pratiche”, destinatarie di una zolletta di carbone dolce, il Comitato ha attribuito le discriminazioni a danno del femminile effettuate in tutti i livelli decisionali ed esemplificate da materiale tratto dal Portale del Cnel: nelle sue cinque Categorie e Sottocategorie la presenza femminile s’attesta sullo “0” tondo: es. la II Categoria non ha consigliere in Agricoltura e Pesca, Commercio, Credito e Assicurazione, Dirigenti pubblici e privati e quadri intermedi, Trasporti. L’intera III Categoria è separatista al maschile come lo è la V nella Sottocategoria “Osservatorio nazionale associazionismo”.

Nell’affollata Sala Igea dell’Istituto della Enciclopedia Italiana, presente Giuliano Amato, presidente dello stesso, Fiorella Kostoris ha letto la Lettera inviata dal Comitato al Presidente della Repubblica dove alla soddisfazione per la nomina di due donne sugli otto esperti del Cnel, nominati dal Quirinale, s’afferma l’obiettivo “di ottenere la parità fra uomini e donne nel mercato del lavoro attraverso la meritocrazia, per conseguire non solo maggiore equità, ma anche più elevati sviluppo e coesione sociale nel nostro Paese.” Lettera che sarà inviata “a tutti quegli organismi che, avendo proceduto alle nomine del Cnel, hanno selezionato solo uomini”, nella speranza che il 2010 porti a nomine basate sul merito e perciò implicanti un aumento delle Consigliere.

Tutte le numerose e prestigiose relatrici, provenienti dal mondo delle istituzioni, scientifico e dei media, hanno infatti concordemente e ritualmente rilevato l’innegabile impegno, qualità, resistenza e differenza della presenza, dell’apporto e dei saperi femminili, nonché le fenomenologie, le carenze e le discrasie mai superate che attestano l’Italia al 46-47% nell’accesso femminile al lavoro contro il tasso del 60% d’occupazione femminile dell’Agenda europea di Lisbona, e la vedono scivolare sempre più in basso, oggi al 96° posto sui 105 Paesi presi in considerazione rispetto alla partecipazione e alle opportunità delle donne nell’economia. Non migliora neppure la componente femminile nei Consigli di Amministrazione delle aziende quotate del Paese, ferma a un misero 6%.
Lavoro da fare, quindi, ancora tanto.